gelatieri

STORIA DEI GELATIERI BELLUNESI

Premessa – Le origini e l’evoluzione del gelato

Stabilire una vera e propria data di nascita per quello che noi oggi chiamiamo “gelato” è davvero difficile. Il Gelato, come lo conosciamo oggi, è l’evoluzione di un prodotto che negli anni ha subito tante modifiche cambiando aspetto, ingredienti e attrezzature

Quello che è certo è che l’abitudine della gente di trovare ristoro in qualche alimento ghiacciato, durante le calure estive, fosse diffusa fin dall’antichità

E’ ipotizzabile che la storia del gelato – allora ghiaccio tritato mescolato a qualche succo – abbia avuto inizio nel lontano Oriente oltre 4000 anni fa, passando dai Cinesi ai vicini Indiani e da questi ai Persiani e agli Arabi per giungere – fine del IX secolo – sulle sponde del Mediterraneo quando gli Arabi occuparono la Sicilia e l’Andalusia.

Dalla Sicilia ebbero origine le prime preparazioni di gelato, che si diffuse poi nel resto d’Italia e d’Europa. Successivamente, nella Firenze medicea il gelato ebbe una prima importante evoluzione grazie a Bernardo Buontalenti. A differenza dei sorbetti (a base di ghiaccio, zucchero e succo di frutta), Buontalenti incorporò latte, miele, tuorlo d’uovo, un po’ di vino e sale, creando una base grassa e cremosa.

Il gelato per l’alto costo delle materie prime, in particolare lo zucchero, però è stato per anni prerogativa dei più ricchi. Negli anni che precedono la rivoluzione francese il gelato si può gustare soprattutto nei banchetti dei nobili e nei pochi locali che lo servono a Parigi. Si cominciano a vendere gelati anche a Londra e a Vienna dove l’imperatrice Maria Teresa lo amava particolarmente.

Scoperte e invenzioni che favorirono la diffusione del gelato

Un momento fondamentale per la diffusione del gelato fu la scoperta, verso la metà del 1800, di poter ricavare lo zucchero a costo molto inferiore dalla barbabietola da zucchero. Determinanti per l’espansione dell’attività di gelateria furono poi le invenzioni per produrre il giaccio artificiale (1851) e i frigoriferi (1835) per la conservazione

Come fu importante il perfezionamento delle attrezzature per la produzione del gelato. La prima sorbettiera a manovella è stata la creazione di una donna, l’americana Nancy Johnson, che nel 1843 ebbe l’idea di mettere una manovella sopra il contenitore della sorbettiera per girare il composto

L’emigrazione dei gelatieri bellunesi

Proprio attorno alla metà del 1800, prese l’avvio lil fenomeno migratorio dei gelatieri bellunesi che, negli anni, hanno avuto l’indiscusso merito, non di inventare il gelato – come qualcuno spesso afferma – ma di intraprendere, sviluppare, e diffondere questa attività in diverse città italiane, nei Paesi del centro Europa ed anche oltre Oceano.

La prima fase, all’incirca dal 1848 al 1939, con un’interruzione dal 1915 al 1920, a causa della prima guerra mondiale, vede la nascita e l’espansione del fenomeno a opera di cadorini e zoldani nelle principali città del Lombardo-Veneto, ma soprattutto verso Vienna, la Germania, ma anche in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria e lungo una parte della costa baltica.

Al termine della seconda guerra mondiale, nel 1949, ebbe inizio una seconda fase, fino agli anni ‘70 circa, caratterizzata da un allargamento del bacino migratorio – oltre ai cadorini e agli zoldani emigrano anche altri bellunesi, trevigiani e friulani.

L’emigrazione si concentra essenzialmente nella Repubblica Federale Tedesca, inizialmente soprattutto nel bacino della Ruhr, lungo il Reno e nelle città industriali. Altre mete di rilievo sono l’ Olanda, la Spagna e il Sud America senza dimenticare l’Italia come la riviera adriatica, la Toscana e l’ Umbria ma anche Abruzzo, Lombardia e Piemonte dove fiorirono tante “Gelaterie Venete”

La terza fase, dagli anni ‘80 a oggi, mette in luce un consolidamento dell’attività in Europa e nel Mondo con significativi cambiamenti intervenuti negli ultimi anni

 

Richiamo ai territori di origine

Tutto ciò ha dato vita ad una presenza diffusa, una vera e propria rete, di gelaterie presenti in tanti paesi, con denominazioni e insegne che quasi sempre richiamano alle zone di origine e che fanno si che le stesse gelaterie rappresentino un elemento di promozione del territorio di origine.

I gelatieri, partiti dal Cadore e dalla valle di Zoldo, fin dall’inizio avevano infatti compreso l’importanza di darsi un’immagine unitaria e ben identificata, che richiamasse la qualità del prodotto proposto secondo una tradizione già conosciuta e apprezzata.

Denominazioni legate al territorio di provenienza già utilizzate agli inizi anche nei carrettini per la vendita ambulante

Dove tutto ebbe inizio

Documenti che ci dicano con precisione quando e dove questa corrente migratoria specializzata abbia avuto inizio non ce ne sono.

Quello che è certo è che che l’emigrazione sia partita dalle zone più impervie, dove la vita era molto dura ed era, quindi, necessario ricercare altre fonti di reddito

Prima ambulanti, poi pasticceri e gelatieri

Da alcuni documenti emerge come l’attività di gelatiere sia stata una evoluzione della vendita ambulante di biscotti, pere cotte, caldarroste, oltre all’attività di pasticcere (ofelliere) che, nelle grandi città, come Venezia, era già diffusa da parte di cadorini e zoldani.

Il 2 marzo 1869, il periodico “La Provincia di Belluno” scriveva che: “Già nel 1823 molti abitanti del Cadore emigravano in qualità di pasticceri e di fornai e molti della Val di Zoldo esercitavano il mestiere di ofelliere, cioccolatiere, venditore di frutta cotta e di cialde che in loco erano definite con il termine dialettale di zalet”.

Antonio Ronzon nel suo Almanacco Cadorino relativo al 1876 citava gli ofellieri dell’Oltrechiusa, i quali si possono indubbiamente considerare i precursori degli attuali gelatieri cadorini e zoldani: ”Gli ofellieri in Venezia sono quasi tutti di San Vito e di Borca; le ofellerie sono circa 12 e gli uomini che vi si applicano a Venezia ed altrove si possono contare a più di 60 e tutti cadorini”.

Ottone Brentari (1852-1921) nella sua guida del Cadore e Valle di Zoldo presenta una panoramica della situazione migratoria di Zoldo nell’Ottocento, e scrive: “Dal comune di Forno emigrano in inverno circa 850 uomini, dei quali seicento all’interno, il resto all’esterno; da S. Tiziano circa 600, i quali, come gli altri si recano per lo più a Venezia, Padova, Milano, Genova, Roma ad esercitare il mestiere di offelliere, prestinaio o venditore di frutta e dolci. Stanno assenti 8 mesi”

I Paesi dei primi gelatieri

L’emigrazione dei gelatieri, negli anni, ha interessato praticamente quasi tutta l’area bellunese dal Cadore allo Zoldano, al Longaronese, all’Alpago e a tutta la Val belluna .

I paesi dove la storia ha avuto inizio si possono tuttavia individuare in Zoppè di Cadore, Venas di Cadore e l’attuale Val di Zoldo

 

Zoppè di Cadore

La quasi unanimità degli autori e dei ricercatori affermano che Zoppè di Cadore è il paese dal quale sono partiti i pionieri del gelato.

Una tradizione orale ricorda che proprio un giovane di Zoppè, imparò per primo a fare il sorbetto, antenato del gelato, in una pasticceria veneziana

I primi gelatieri di Zoppè reclutavano inizialmente personale in paese e successivamente anche a nelle vallate limitrofe avviando così al mestiere tanti abitanti dei paesi vicini.

Nel 1873 a Vienna operava già una compagnia di uomini di Zoppè dedita alla vendita di canditi e sorbetti. Tra i membri noti figurano Antonio Tomea Bareta (la cui presenza a Vienna viene segnalata già nel 1865 quando ottenne un posto fisso al Prater) e Giulio Mattiuzzi Piaza il quale dopo aver appreso l’arte del gelato a Venezia si trasferì a Vienna dove, all’apice della sua carriera ebbe ben 60 carrettini.

Venas di Cadore

Il radicamento storico dell’attività di gelateria che ha coinvolto Venas di Cadore viene illustrato in dettaglio da Luigi Toscani nel periodico “IL CADORE”.

Si apprende, in particolare, che già nel 1848 Valentino Olivo Falia, di Suppiane, si reca a Belgrado nella speranza di trovare un lavoro. Ha la fortuna di incontrare un siciliano che conosce l’arte di fare il gelato e insieme danno vita a questa attività.

Nel 1868 il figlio di Olivo, Battista, partì con Gio Batta Toscani a piedi per Monaco di Baviera (l’Olivo addirittura con una carriola carica delle sue poche cose) e iniziano a vendere il gelato con i carrettini.

La cronistoria di Luigi Toscani illustra le vicende di tutta una serie di gelatieri di Venas che si sono susseguiti fino al 1939

Val di Zoldo

La Val di Zoldo è l’area che ha espresso il maggior numero di gelatieri ed è unanimemente riconosciuta come la patria del gelato per antonomasia.

Si racconta che nella capitale austriaca gli Zoldani giunsero al servizio di alcuni gelatieri cadorini di Zoppè dai quali appresero il mestiere e poi gestirono in proprio nuovi «commerci».

Uno di questi primi gelatieri zoldani nella Vienna del 1888 fu Florio Ciprian.

“Quelli di Zoldo basso furono i primi ad uscire dalla patria terra e portare all’estero l’industria del gelato. Traiber Valentino fu Gio Batta, giovane di 24 anni da Fornesighe, chiedeva ed otteneva dal sindaco di Forno di Zoldo il certificato di «buona condotta fama e carattere» per andare «a vendere gelato» all’estero. Il documento scritto in lingua italiana e tedesca, porta il visto del console italiano a Norimberga in data 24 aprile 1899”. Per la stagione dei gelati si partiva ai primi di aprile e ci si fermava fino alla Madonna di settembre. (Don Ernesto Ampezzan – Storia zoldana).

Un fenomeno economico, culturale e sociale

L’emigrazione dei gelatieri bellunesi ha prodotto effetti di lungo periodo che superano la dimensione economica, generando relazioni stabili, scambi culturali e forme di cooperazione tra il territorio di origine e numerosi contesti europei, in particolare quelli di area germanofona. In molte realtà urbane estere, le gelaterie di origine veneta e bellunese rappresentano tuttora un punto di riferimento consolidato della vita sociale locale.

Una vera e propria epopea, quella dei gelatieri, che ha e lasciato sul territorio una serie di tracce significative: storie, documenti, materiali e attrezzature che hanno contraddistinto le vicende dei gelatieri e lo sviluppo stesso del comparto della gelateria, un patrimonio che merita di essere valorizzato.

Va evidenziato come man mano che l’attività di gelateria si sviluppava e si diffondeva, i gelatieri di questa terra si sono industriati anche per rendere le fasi del lavoro sempre meno faticose e più razionali, con la messa a punto di attrezzature sempre più evolute e in linea con il progresso tecnologico.

Italo Marchioni e il cono gelato

Italo Marchioni, nato a Peaio il 21 dicembre 1868, a 20 anni emigrò negli Stati Uniti d’America dove dopo alterne vicende entrò nel mondo del gelato. Dopo vari esperimenti iniziati nel 1896, brevettò in data 15 dicembre 1903, come conferma l’ufficio brevetti di Washington, uno stampo per fabbricare coni e cialde per gelati.

Anche se successivamente ci furono controversie e cause legali, alla sua morte, il 29 luglio 1954 il New York Herald Tribune dava la notizia con il titolo “Italo Marchiony Dies, 86; Ice Cream Cone Pioneer” notizia ripresa da “IL CADORE” che titolava “E’ morto Italo Marchioni di Peaio, l’inventore in America del cono gelato”

Tutto ciò solo per sottolineare la varietà di contenuti e gli elementi straordinari che questa tradizione, che in Italia non ha eguali (“un classico esempio di emigrazione specializzata, unitaria come provenienza e sparsa come destinazione”) è in grado di esprimere e con essa il territorio di riferimento, dove sono depositate e possono essere valorizzate, con positive ricadute, le vicende storiche nonché gli aspetti professionali e i saperi che hanno contraddistinto l’epopea dei gelatieri.

Bibliografia

Rassegna Economica della Camera di Commercio di Belluno mese di gennaio del 1960. Fiorello Zangrando
Tesi di Laurea di Tiziana Bortoluzzi (1991)
Articoli di Luigi Toscani e Amelio Toscani dal periodico “Il CADORE”
Archivio arch. Fabrizio Toscani (articoli Paveon)
Laura Campanale, Monaco di Baviera (2006)
Blog “Il Cadore poco conosciuto” di Giancarlo Soravia
Pompeo Livan. Articoli e ricerche (Museo Etnografico di Zoppè di Cadore )
E. Ampezzan – “Storia Zoldana”
Laura Campanale – I gelatieri veneti in Germania (Lang 2006)
Volume “la Storia del Gelato” – Donata Pancera – Lazzarin , Longarone Fiere 1999
Catalogo generale dei Beni Culturali – Ministero della Cultura